ATTACCHI DI PANICO

LAURA BIASCI, PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA.
CECINA, ROSIGNANO SOLVAY, SALINE DI VOLTERRA, LIVORNO, CENAIA

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dott.ssalaurabiasci

Il panico è un’improvvisa diserzione da noi stessi, e un arrendersi al nemico da parte della nostra immaginazione.

Chistian Nestell Bovee

L’attacco di panico è un periodo di paura o disagio intensi in assenza di vero pericolo e accompagnati da almeno sintomi cognitivi o somatici.

Gli attacchi di panico sono un’esperienza fortemente destabilizzante per la persona che li prova.

Potremmo dire che se è vero che il primo amore non si scorda mai, per la ragion contraria, il primo attacco di panico mantiene nella memoria tutto il suo potere portentoso e disturbante ed è difficile da dimenticare.

Nel bel mezzo di questo “terremoto psicologico “, la persona usualmente ha l’impressione di perdere il lume della ragione, si sente spaventata, confusa, perde la sua naturale lucidità mentale, inizia a sentire il cuore che batte velocemente, inizia ad avere le vertigini, senso di svenimento, sente di perdere l’equilibrio, avverte calore, gli manca l’aria, avverte un senso spossatezza fisica come se il corpo la stesse improvvisamente abbandonando e lei non avesse più il controllo e la possibilità di poterlo recuperare… e la paura inizia a trionfare sovrana.

Le paure dominanti e comuni che hanno la loro massima espressione nell’arco di circa 10 minuti nei quali l’attacco di panico raggiunge la sua massima intensità sono: la paura di perdere il controllo, la paura di un’imminente catastrofe, la paura di morire (per infarto, per ictus ecc) e/o di impazzire o entrambe assieme.

Dopo le esperienze di panico, la paura si insidia dentro la persona da costruire la credenza patologica che in simili condizioni quello che ha vissuto, come uno degli eventi talvolta più tragici della sua vita si possa riattualizzare.

L’attacco di panico può costituire anche un sintomo associato ad altra patologia .

Entriamo adesso nel dettaglio di che cosa è il panico :

Il panico è in realtà una naturale reazione del corpo che si trova in presenza di una situazione minacciosa o potenzialmente tale.

Ad esempio: se si ode un rumore improvviso proveniente dal corridoio durante la notte , il nostro corpo è allertato per preparare una naturale risposta istintiva di fuga e dunque atta a proteggerci da un eventuale pericolo.

Tale attivazione fisiologica fa aumentare l’adrenalina che si accompagna con l’ansia e un impulso ad allontanarsi dalla situazione pericolosa.

Questo meccanismo è altamente utile nel preservare la nostra sopravvivenza ed ha contribuito nel tempo al mantenimento in vita della specie umana.

L’ansia dunque ,diviene disfunzionale nel momento in cui invece prende il sopravvento nel quotidiano senza una motivazione e cioè quando si manifesta fuori dal range delle situazioni potenzialmente  temibili e/o realmente pericolose come quella citata.

Cosa può provare una persona durante gli  attacchi di panico e cosa tenta di fare per uscirne?

Nel momento in cui un soggetto sperimenta un attacco di panico possono insorgere alcune tipiche  condizioni delle quali abbiamo già fatto cenno che possono portarlo a  pensare:

Perdo il controllo!

Durante un attacco di panico  la persona può sperimentare la sensazione di perdere il controllo scatenata dal tentativo stesso di controllare sensazioni e pensieri messo in atto per provare a calmarsi e interrompere l’escalation del panico.

In pratica più il soggetto tenterà di calmarsi e più si agiterà.

Adesso svengo!

Il sopraggiungere di vertigini fa credere a chi è nel bel mezzo di un attacco di panico di poter cadere a terra svenuto.

È difficile che ciò accada, perché la pressione del sangue aumenta e il cuore batte più forte cosa che non accade usualmente durante gli svenimenti dove si verifica improvvisamente un calo della pressione sanguigna.

Muoio soffocato!

La mancanza di fiato o fiato corto è uno dei sintomi più “gettonati “duranti una crisi da panico.

La persona ha la sensazione di soffocare e di non riuscire a riprendere il flusso normale del respiro.

Ciò accade, perché il mix di anidride carbonica e ossigeno è stravolto e per questo le persone si sentono più deboli, squilibrate e hanno difficoltà a respirare.

Comunque il soffocamento durante un attacco di panico a causa del panico stesso non è possibile, appena il corpo ripristina spontaneamente la calma si ripristina anche la normale respirazione.

Ho un infarto in corso!

Il cuore batte improvvisamente in modo inusuale, velocizza i battiti al punto da far pensare impropriamente ad un infarto.

Chi è vittima di un attacco di cuore non è in grado di percepire il battito cardiaco perché è maggiormente provato dall’usuale sensazione di intenso peso e dolore nel petto.

Impazzisco!

Noto è, che chi impazzisce perde il contatto con la realtà e la persona vittima di un improvviso attacco di panico pensa che questo stia accadendo anche a lei.

In realtà quello che accade è una temporanea e breve e perdita di controllo delle proprie reazioni psico – fisiologiche con possibili fenomeni di depersonalizzazione (sentirsi estraneo al proprio corpo)  e di derealizzazione (la sensazione che il mondo sia irreale).

Le tentate soluzioni che la persona metterà in atto per cercare di risolvere il suo disturbo e che invece lo andranno a mantenere in vita e ad aggravare  si basano usualmente sul:

  • provare a controllare volontariamente la paura e le sue manifestazioni organiche, rivolgere sempre di più l’attenzione all’ascolto dei parametri fisiologici che segnalano la crescita del livello di ansia costruendo un circolo vizioso dove le funzioni del corpo naturalmente  spontanee, con il  controllo razionale  muteranno la loro  espressione;
  • ricercare aiuto, sostegno e protezione da parte di persone di solito vicine (parenti, amici, partner ecc) dalle quali si farà accompagnare nei posti o con i mezzi temuti (al supermercato, al cinema, in auto ecc), consolare e supportare qualora dovesse sopraggiungere un attacco di panico o alle quali delegherà direttamente ciò che a causa del disturbo non riuscirà più a fare. La persona che chiede aiuto e lo riceve, dopo il primo sollievo andrà a confermare a se stessa l’incapacità ad affrontare da sola le situazioni temute;
  • evitare tutte quelle situazioni associabili alla paura e dove teme possa sopraggiungere il “demone” del panico (alla guida dell’auto, nei supermercati, nei luoghi aperti, nei luoghi con altezze, negli ascensori, nei mezzi pubblici ecc);
  • evitare le situazioni temute anche se fa in prima battuta rilassare, e sentire al sicuro, contribuisce a confermare la pericolosità percepita di quel luogo, di quella situazione ecc alimentando il senso di inadeguatezza del soggetto, il quale alimenterà i suoi evitamenti al punto da ridurre al minimo le proprie attività quotidiane e le proprie autonomie e trasformando questa attitudine in un gravissimo problema nel problema.
 

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