DISMORFOFOBIA

LAURA BIASCI, PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA.
CECINA, ROSIGNANO SOLVAY, SALINE DI VOLTERRA, LIVORNO, CENAIA

320.2858689

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dott.ssalaurabiasci

Ogni nostro difetto, rovesciato su di sé, diventa una nostra virtù; purtroppo è vero anche il contrario.

Giorgio Nardone

Chi soffre di dismorfofobia ha un’esagerata preoccupazione e una visione distorta del proprio corpo e del proprio aspetto fisico.

Nella maggioranza dei casi le persone ossessionate con la propria fisicità o con una precisa parte del corpo che trovano sgradevole o difettosa non hanno motivi reali per dannarsi con tale preoccupazione o per sviluppare vergogna, perché spesso il difetto è inesistente o di lieve entità.

Talvolta i pazienti, sia di genere femminile che maschile, che soffrono di tale invadente patologia riportano bassi livelli di autostima e usuali difficoltà relazionali ed è come se utilizzassero la preoccupazione per qualche aspetto del loro mondo esteriore per spostare l’attenzione da altri aspetti della loro vita più complicati da risolvere.

I primi tentativi per cercare di ritrovare un qualche equilibrio ma che si riveleranno inefficienti e anzi andranno ad amplificare la portata del disturbo, sono usualmente evitare di mostrare ciò che ritengono difettoso del loro corpo usando parrucche, occhiali, correttori, trucchi, vestiti larghi, guanti ecc e cercare conforto nel confronto e nello sfogo con le persone vicine molto spesso proponendogli una vera tortura fatta di continue richieste di conferme sul loro stato corporeo (es: come lo vedi oggi il mio sedere? ecc ecc)

Dunque come panacea di tutti i mali e come tentata soluzione per placare l’implacabile malessere interiore, in massa ricorrono alle cure del chirurgo estetico.

Se è vero che ricorrere alla chirurgia estetica moderatamente, può aiutare in alcuni casi le persone a sentirsi più gradevoli e maggiormente in pace con se stesse, nel caso del paziente dismorfofobico vi è il rischio che il ritocco estetico o l’intervento correttivo divenga una modalità compulsiva e dunque pericolosa.

La persona, sentendosi rasserenata al primo intervento, inizia a trovare altre anomalie corporee da correggere chirurgicamente innescando una catena senza fine.

Il circolo vizioso, ossessione corporea che conduce alla compulsione, in questo caso rappresentata dagli strumenti correttivi della medicina estetico/plastica, porterà la persona non solo a non risolvere mai la sua patologia dismorfofobica ma ad amplificarla a causa per esempio delle asimmetrie estetiche purtroppo spesso causate dall’esubero degli interventi estetici stessi, che se in prima battuta la persona credeva di utilizzare a scopo terapeutico con la speranza di risolvere i suoi problemi estetici, saranno servite solo a peggiorarli e aumentarli.

 

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