PARANOIA E MANIE DI PERSECUZIONE

LAURA BIASCI, PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA.
CECINA, ROSIGNANO SOLVAY, SALINE DI VOLTERRA, LIVORNO, CENAIA

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dott.ssalaurabiasci

Sono una specie di paranoico al contrario. Sospetto che la gente complotti per farmi felice!

Seymor Glass

Questa sorta di mania di grandezza che trasuda dalle parole del personaggio immaginario Seymor Glass, è l’esatto contrario di ciò che prova un paranoico.

Il paranoico vive nell’ottica della “circospezione”, termine che il dizionario ci definisce come: cautela, accortezza, dettata da timore e sospetto, o anche da un calcolo accurato delle probabilità e delle circostanze.

A mio avviso, risiede in questo l’essenza di essere paranoici più o meno compromessi dalla patologia.

Il tratto straordinario del paranoico è che l’essere accorto e vivere con circospezione ha una matrice profondamente relazionale.

Il paranoico è sospettoso, intimorito, e controlla la realtà  quasi chirurgicamente quando si interfaccia con gli altri e se fa tutto questo, è perché teme l’altro, teme che possa nuocergli in qualche modo del quale non necessariamente è cosciente… sente che potrebbe accadere e si affida a questa credenza.

L’altro da lui, dal suo punto di vista, non è venuto al mondo generalmente per renderlo felice ma per fargli vedere i sorci verdi!

L’altro diverso da lui è un nemico dal quale guardarsi le spalle, perché potrebbe colpirlo a tradimento quando meno se lo aspetta.

Questo atteggiamento genera nella persona una sospettosità e una sfiducia dilagante nei confronti delle persone che cerca di fronteggiare sviluppando atteggiamenti eccessivi di difesa.

Tali atteggiamenti di difesa, che possono sfociare anche in modalità  scontrose e aggressive, porteranno l’altro ad attivare nei confronti della persona paranoica il proprio sistema difensivo, che confermerà al paranoico l’idea di sfiducia iniziale che suona un po’ cosi: “vedi, lo sapevo che ce l’aveva con me… infatti mi esclude“.

Il paranoico grave non introduce nel suo pensiero una forma di criticismo di questo tipo: “beh sono stato più volte distante, scontroso ..ovvio che abbia smesso di cercarmi!”.

Paul Watzlawick nel quinto assioma della pragmatica della comunicazione afferma che la comunicazione è simmetrica o complementare.

Nel secondo caso, il comportamento comunicativo di un soggetto completa quello dell’altro e riferendoci agli esempi  possiamo vedere come l’arroccarsi del paranoico sulle sue posizioni difensive conduce per complementarità l’interlocutore a muoversi di conseguenza, escludendo, non salutando, evitando ecc ecc colui che temeva in primis di essere escluso.

È il caso di dire che il paranoico in questo modo costruisce esattamente la realtà che tanto teme.

Qualcuno si starà chiedendo: ”sì però anche il paranoico si troverà veramente a rispondere a livello di comunicazione a qualcuno che VERAMENTE, lo odia, lo vuole evitare!?

Certamente! Henry Kissinger, premio nobel per la pace nel 1973 vi risponderebbe:

Persino un paranoico può avere dei nemici!”  ma diciamo la verità, il paranoico usualmente, anche quando non ci sono, ha la tendenza a vederli.

Il paranoico è bravo a raccogliere dei segnali, è un discreto antropologo, segnali inquieti del comportamento dell’altro, raccoglie segnali che lo portano a diffidare della buona fede di quel segnale che l’altro gli lancia e anche se dentro di se, nei casi migliori, si dice “sei il solito paranoico!!”, la mente ormai l’ha portato in automatico a pensare come prima opzione che quel segnale fosse contro di lui.

Il paranoico ha un sentimento rabbioso rivolto usualmente a persone precise, altra cosa è la persona che soffre di paranoia con manie di persecuzione che è rabbioso nei confronti del mondo intero.

Il secondo caso è rappresentativo di una patologia molto severa, dove il giudizio critico della persona è assai compromesso. 

Chi soffre di manie di persecuzione, teme che gli altri complottino contro di lui, che abbiano messo in campo vere e proprie congiure per danneggiarlo fino a sviluppare veri e propri deliri.

Per sintetizzare potremmo dire che la patologia paranoica si muove in un continuum che va dall’essere prevenuti nei confronti della gente, con la possibilità di cambiare idea, a delirare che qualcuno o il mondo intero stia ordendo un qualche complotto per distruggerci, con l’impossibilità di essere convinti razionalmente del contrario attraverso una logica lineare aristotelica causa-effetto.

Non amo troppo parlare di cause, ma in questo caso specifico, ci possono essere eventi predisponenti lo sviluppo di una personalità e di un sistema percettivo reattivo paranoico.

Preferendo per formazione parlare di sistema percettivo reattivo, ovvero come la persona percepisce la propria realtà e vi reagisce, potrei dire che traumi subiti nella vita, e per trauma intendo non solo traumi che hanno minato la vita o l’incolumità fisica della persona, ma eventi stressanti reiterati nel tempo che usualmente hanno a che vedere con le relazioni con altri esseri umani, possono aver contribuito allo sviluppo di questo disturbo.

Bullismo, violenze, atti persecutori, stalking eccetera, possono aver mirato alla radice il senso di sicurezza della persona rendendola psicologicamente più vulnerabile e sensibile e per questo è bene non sottovalutarne mai la portata, ad ogni età.

“Riuscire a mettere in discussione la percezione dei segnali di  inimicizia captati, ed imparare ad accogliere a cuor leggero i segnali di amicizia che gli altri lanciano lui, è il grande obiettivo terapeutico per un paranoico!” – Laura Biasci

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