VOMITING

LAURA BIASCI, PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA.
CECINA, ROSIGNANO SOLVAY, SALINE DI VOLTERRA, LIVORNO, CENAIA

320.2858689

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dott.ssalaurabiasci

È come se credendo di sfuggire da un drago che mi rincorreva, mi fossi andata a riparare per errore proprio nella sua torre… ed ora che mi han fatta prigioniera mi sono innamorata del mio carceriere al punto che ogni volta che di nascosto mi consegna le chiavi per fuggire io gliele rendo!

Anonimo

Il vomiting consiste nell’autoinduzione del vomito dopo aver mangiato; nei casi più gravi esso può diventare riflesso o addirittura involontario.

Il vomiting è stata considerata per molti anni solo una condotta di eliminazione, dunque un sintomo di un disturbo alimentare .

Si deve a trent’anni di ricerca intervento del Centro di Terapia Strategica di Arezzo la riqualificazione del Vomiting come vero e proprio disturbo con caratteristiche specifiche che lo differenziano da altri disordini della sfera alimentare e per esso è stato messo a punto un efficace protocollo di intervento.

La persona in principio utilizza il vomito come tentata soluzione ( inviare al concetto di tentata soluzione) , ovvero come tentativo di evitare di ingrassare e sedare l’ansia attivata dal senso di colpa per aver mangiato ma poi a causa di questa collaudata e fisiologica modalità espulsiva si troverà ulteriormente nei pasticci peggiorando la situazione e facendosi catapultare in un problema ancor più grande ovvero sviluppando il piacere perverso nell’atto del vomitare che si tramuterà in un rituale irrinunciabile.

Una precauzione dunque diviene in piena regola una compulsione portatrice sana di piacere dalla quale, in quanto piacevole la persona non sa più liberarsi.

Le ricerche hanno individuato due principali modalità per la persona di vivere questo disturbo , la prima è caratterizzata dal senso di colpa del vomitare con la conseguente voglia di liberarsi del rituale imprigionante e con la volontà di riprendere in mano le redini della propria vita andando alla ricerca di sensazioni e piaceri funzionali e sani all’interno della propria esistenza e la seconda invece è caratterizzata da coloro che si compiacciono del “giocattolino” efficiente che si sono costruiti e talvolta sono le più reticenti ad affacciarsi ad un percorso psicoterapico di loro spontanea volontà, è molto più facile che in questo caso il terapeuta sia contattato da un genitore, un marito od un parente estremante preoccupati per le condizioni psicologiche del caro.

 

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